Guida per visitare la Toscana – Parte Terza

Firenze

Firenze è la capitale della Toscana ed ha avuto una lunga ed interessantissima storia, seguiamola assieme.

Duemila anni fa, anno più anno meno, comincia la storia di Firenze, quando il governo di Roma crea una città per i suoi soldati troppo vecchi per combattere e la chiama Florentia perché era un posto pieno di fiori.

Il tipico fiore Fiorentino

Per circa quattrocento anni non succede niente di interessante fino a che tra il chiaro e lo scuro saltano fuori gli Ostrogoti che occupano tutta la penisola inclusa Firenze. E qui comincia la parte delle mazzate che durerà con alterne vicende per tipo mille e cinquecento anni. Nell’ordine arrivano: bizantini, longobardi, franchi, pirati, vichinghi, ungheresi e chi più ne ha più ne metta.

Fra l’altro uno dei governanti dell’epoca fu la contessa di Canossa, che più avanti diventerà famosa per aver inventato le Canossiane dove vanno le ragazzine bene per poi fare le peggio zozzerie.

La Canossa

Gruppo di studentesse di una scuola canossiana

Con tutto questo via vai di gente di fuori che voleva comandare non sorprende che la gente si fosse rotta le palle; per risolvere il problema allora hanno inventato il Comune e la gente si sceglieva da sola i capi un po’ votandoli, un po’ ammazzandoli e un po’ tirandoli a sorte.

La cosa funzionò bene per circa 200 anni, fin quando la città si trovò stiracchiata tra i domini del Papa a meridione e dell’Imperatore a settentrione. Sentendo la nostalgia dei bei tempi di una volta, quelli di prima dell’anno mille in cui menare le mani era all’ordine del giorno, i fiorentini si divisero prontamente in guelfi papisti e ghibellini imperialisti e iniziarono un cinquantennio e passa di risse cittadine. Ne uscirono vincitori i guelfi che spararono di calci i ghibellini fuori dalla porta, ma siccome non si erano ancora stancati di coltellate e sassate, i guelfi stessi si divisero subito in neri e bianchi e ricominciarono a menare le mani.

Una pacata discussione politica fra i rappresentanti di correnti diverse.

Così andò avanti per un bel pezzo dopo il medioevo, quando i fiorentini non dovevano combattere un invasore si menavano tra di loro inventandosi un tumulto, una rivolta, una sedizione o comunque dei passatempi violenti e divertenti per fare casino, tipo giocare a calcio. Potremmo elencare facilmente almeno due dozzine di episodi di questo tipo, ma siccome è facile, non lo facciamo, se uno è interessato ci mette poco a trovare le informazioni, le biblioteche sono lì apposta per essere usate.

La ribellione dei Ciompi, che non erano cose strane ma gli operai della lana.

Di battaglia in battaglia (rivolta dei Ciompi, guerra degli Otto Santi, battaglia di Campaldino, di Montaperti e via fino alla nausea) Firenze supera il medioevo ed arriva all’umanesimo. Umanesimo è un termine che vuol dire una cosa tipo: “ehi, ma noi qui siamo uomini, mica bestie, non possiamo stare tutta la vita a spaccarci di vino, di troie e di mazzate, anche mettersi ad imparare le cose è una roba interessante!”.

Un umanista famoso che cacciava un sacco di soldi per gli artisti.

Detto fatto, in un attimo la gente comincia a leggere, a studiare, a scrivere poesie; ma non solo. Accorgendosi che queste cose venivano fatte anche in passato si sforzano di farle un filino meglio di quelli che erano venuti prima e i gli artisti facevano a gara a chi era più bravo, anche perché c’era gente che li pagava.

Tutta la violenza della città aveva un effetto tonificante sulla vita artistica e letteraria; tra una rissa, una battaglia e uno scambio di coltellate in allegria in questi anni brevi ed inzuppati di sangue nacquero e artirono: Cimabue, Giotto, Dante, Boccaccio, Donatello e le Tartarughe Ninja, Vasari e tutti gli altri.

Dante, che era uno che menava.

Visto che più o meno questo metodo “sangue e tempera” ha funzionato bene l’hanno continuato a portare avanti per un bel pezzo più o meno fino a che non sono arrivati certi tizi che assomigliavano a dei biscotti, i Savoiardi, che gli han detto più meno così: “belli, la festa è finita qui abbiam quasi finito l’Italia, sarebbe meglio che ci prestaste Firenze per qualche anno per farci la capitale intanto che finiamo il lavoro”.

Cosi siccome erano un po’ stanchi di guerre e scannamenti hanno deciso che era meglio così, ed ecco terminata la storia del capoluogo.

Guida pratica per visitare la Toscana – Parte Seconda

Siena

Questa città è un po’ il caso emblematico della toscanità. Ha un po’ tutte le cose che hanno un po’ tutte le città toscane: chiesa,

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Chiesa cattedrale

battistero,

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Battistero

piazza signorile,

Piazza del Campo, Italia.jpg
Piazza del Campo

musei

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Pinacoteca, cioè il museo dei quadri

e affreschi,

Il Sodoma. Villa Farnesina fresco1.jpg
‘Sto tizio qui doveva essere uno spasso, lo chiamavano “Il Sodoma”

santi patroni,

Jacopo della quercia, sant'ansano 02.JPG
Sant’Ansano

la sua dose di letterati e poeti e così via. La cosa più importante di Siena è però il Palio.

Dicesi palio quando due volte all’anno i senesi si stancano di odiare i Livornesi o i Pisani ed iniziano ad odiarsi fra di loro, allora la città si ricorda che da seicento anni è divisa in quartieri con dei nomi buffi e vetusti tipo nicchio, tartuca o liocorno ed organizzano una sfida con i cavalli.

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Il nicchio, che come si vede è proprio forma di nicchio.

Contrada del Leocorno-Stemma.PNG

Il Liocorno, che non se ne vedono due, appunto perché uno è a Siena

In pratica prendono un piccoletto per ogni quartiere, poi prendono un egual numero di ronzini, danno ad ogni ronzino un piccoletto e poi preparano la piazza della città.

Buttano giù delle camionate di terra, mettono un sacco di transenne e creano un cavalcatoio nella piazza. Prendono poi i ronzini con i piccoletti sopra e gli fanno fare due giri attorno alla piazza mentre il popolo tra urla e bestemmie li incita a vincere ed a legnare l’avversario.

Le regole sono semplici: pronti, partenza, via, il primo dei ronzini che arriva vince, ed a meno che non muoia qualche piccoletto è tutto ok.

Quando è tutto finito i vincitori fanno festa, però fanno festa anche gli amici dei vincitori ed i nemici di quelli che hanno perso, alla fine più o meno son contenti tutti e si danno appuntamento alla volta dopo.

Heavy Metal e Storia – Prima puntata

Pur senza avere velleità di giornalismo o educazione, proviamo qui nel nostro piccolo a vedere come si possa unire l’utile al dilettevole, ossia ascoltando musica “dura” ; imparare qualcosa.

O meglio, proviamo a sfruttare il gancio datoci da una canzone o da un disco, come spunto per approfondire alcuni episodi storici di una certa rilevanza.

Ecco la canzone da cui partiamo, “Blood Red” da Season in the Abyss degli Slayer. Un disco aggressivo, brutale, uno dei più riusciti del quartetto.

Oggi 5 giugno, andiamo diretti dall’altra parte del mondo, precisamente qui:

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La data è il 5 giugno 1989 e quella che può essere considera la maggiore protesta della Cina contemporanea sta terminando nella maniera peggiore. Circa 100.000 persone, per lo più giovani e studenti erano radunati nella piazza ormai da quasi venti giorni per manifestare.

” Nei giorni migliori della giovinezza dobbiamo lasciare dietro di noi tutte le cose belle e buone e Dio solo sa quanto malvolentieri e con quanta riluttanza lo facciamo. Ma il nostro paese è arrivato a un punto cruciale: il potere politico domina su tutto, i burocrati sono corrotti, molte brave persone con grandi ideali sono costrette all’esilio. È un momento di vita o di morte per la nazione. Tutti voi compatrioti, tutti voi che avete una coscienza, ascoltate le nostre grida. Questo paese è il nostro paese. Questa gente è la nostra gente. Questo governo è il nostro governo. Se non facciamo qualcosa, chi lo farà per noi?” (Estratto dalla dichiarazione degli studenti occupanti la piazza 16 maggio)

A questa richiesta di cambiamento il gruppo dirigente del Partito Comunista Cinese, rispose dapprima con la proclamazione della legge marziale; l’unica voce dissidente fu quella di Zhao Ziyang che di fronte alla piazza si espresse così:

 Studenti, siamo arrivati troppo tardi. Ci dispiace. Voi parlate di noi, ci criticate, tutto questo è necessario. La ragione per la quale sono venuto qui non è chiedervi di perdonarci. Tutto ciò che voglio dire è che voi studenti state diventando molto deboli, è il settimo giorno da quando avete iniziato lo sciopero della fame, non potete continuare così. Più il tempo andrà avanti, più vi danneggerà il corpo in modo irreparabile, potrebbe essere davvero pericoloso per la vostra vita. Adesso la cosa più importante è finire questo sciopero. Lo so, il vostro sciopero della fame mira alla speranza che il Partito e il Governo vi daranno una risposta soddisfacente. Sento che la nostra comunicazione è aperta. Alcuni dei problemi possono solo essere risolti con certe procedure.” (Estratto dalla dichiarazione del 19 maggio).

Ziyang verrà messo agli arresti di lì a pochi giorni. Non è questa la sede per analizzare le richieste dei contestatori, se esse fossero legittime o meno, basti dire che erano molto variegate e affiancavano ad una maggiore richiesta di apertura e libertà, anche molti richiami al Maoismo della prima ora.

La risposta del PCC, e di Deng Xiaoping in prima persona fu una repressione brutale e spietata. La 27esima armata, 200.000 soldati in assetto da battaglia rastrellarono sistematicamente la piazza ed i dintorni dal 3 al 5 giugno; i morti dichiarati dal governo furono 186 fra i manifestanti, le stime si spingono fino a 2500, non disponibili i dati sui militari coinvolti, tuttavia più recentemente alcune comunicazioni fra le ambasciate danno cifre decisamente minori.

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(Jeff Widener, Associated Press, 5 giugno)

Nei giorni successivi il governo Cinese, nella persona di Deng Xiaoping, attuò una vera e propria damnatio memoriae nei confronti dell’evento, accusando i manifestanti di essere controrivoluzionari e di volere rovescare la Repubblica Popolare e di avere attaccato l’esercito che a costo di sacrifici (i caduti vennero detti martiri) era riuscito a preservare lo status quo. Ancora oggi il governo Cinese non fornisce una versione ufficiale dell’accaduto e censura (e talvolta arresta) sistematicamente chiunque all’interno del paese ne parli.

 

Guida pratica per visitare la Toscana – parte prima

Estate, tempo di vacanze e di meritato riposo per il lavoratore che dopo essersi affannato tutto l’anno trova finalmente un po’ di quiete. Anche per il mio ex collega ed occasionale commensale, Ciccio, è venuto questo tempo, nonostante che per definizione per fare una vacanza occorre un lavoro, e lui non avendo alcun lavoro non avrebbe diritto ad alcuna vacanza, ma tant’è. Quest’anno la meta imposta è stato l’entroterra Toscano. Ecco il resoconto dell’esperienza.

Il territorio

La Toscana nel suo insieme è divisa in tre parti: il mare, le lowland e le famose highland toscane. La zona della costa è piena di turisti, per cui è ancora dibattuto se sia vera Toscana o qualcosa d’altro, per cui nel dubbio ce ne freghiamo; le lowland e le highland costituiscono invece il vero cuore battente della regione. Le higland Toscane costituiscono la parte minoritaria del territorio, sono altipiani brulli, spazzati dal vento dove la vita è dura e difficile e gli abitanti sono dei coriacei montanari abituati ad una vita semplice e frugale. Talmente semplice e frugale che non c’è mica tanto da vedere, ci sono un pacco di sentieri, di oliveti e poco altro, fine. I bassopiani toscani, detti anche lowland o colline sono invece la parte più interessante, è tutto giallo con delle strice verdi o nerastre perché piove pochissimo, e solo i più vecchi ricordano di anni quando ha piovuto per due giorni di seguito o addirittura c’è stata la nebbia.

Le città

In Toscana c’è un sacco di borghi e di città più grandicelle, tutte con una storia lunghissima, storia che principalmente si compone di due cose: opere d’arte e guerre. Questa è la caratteristica principale dei cittadini toscani, si odiano tra di loro ad un livello molto intimo. Senesi contro aretini, fiorentini contro senesi, pratesi contro fiorentini, pratesi contro grossetani, grossetani contro livornesi, livornesi contro pisani, pisani contro senesi, senesi con altri senesi, pisani e livornesi contro fiorentini e senesi, D’Artagnan ed Ercole contro Maciste e Zorro. C’è da dire comunque che mille anni di lotte a coltello hanno fornito il luogo di molta arte, solitamente funeraria (chiese per fare il requiem ai morti in battaglia) o difensiva (castelli per cercare di evitare il requiem di prima). Ogni città, paese, borgo, villaggio e paesucolo può vantare sia una bella chiesa antica che solitamente un castello o una torre che servivano per accogliere adeguatamente i bellicosi vicini desiderosi di fare a botte. C’è da sottolineare infine due cose:

  • prima cosa: in mancanza di un vicino di paese a cui esternare la propria animosità va bene anche il vicino di casa. In particolare i senesi sono famosi per starsi sulle balle fra di loro, ora tutto è stato civilizzato e ridotto ad una simpatica gara di cavalli, in passato erano sassate da lontano, cazzotti e bastonate da vicino.
  • seconda cosa: tutti odiano i pisani a parte i pisani che dicono la stessa cosa dei livornesi. È un fattore antropologico e non ci si può fare nulla.

San Remo 2014 la finale – pagelle

Avendo zompato le serate di mezzo; francamente poco utili, ecco i miei voti, dati completamente a discrezione per la finale.

  • Don Matteo / Terence Hill: voto 14 non mi permetto di dare voti più bassi di così ad uno dei miei tre eroi.
  • Giuliano Palma:voto 6+ lui è bravo ma la canzone è un continuo senso di deja vu, fosse passata quella scritta da lui sarebbe stato assai meglio.
  • Noemi: voto 5 la voce è bella e forte, ma continua a ricordare troppo Vasco, eeeeeeehhhhhh; certo che il dreadlock zozzo all’interno dell’acconciatura da truzza di provincia….
  • Peppe Vessicchio: voto 8+ un vero signore che sorride sempre alle intemperanze della presentatrice.
  • Ron: voto 6 con una canzone country a San Remo è difficile fare meglio.
  • Arisa: voto 7 e mezzo; a parte il fatto che sembra che ci siano due persone che parlino con la sua bocca, una che canta ed una che parla; a cantare canta molto bene è il pezzo che bah… Di cui a dire che è la nuova Mina non so se sia un complimento, un malaugurio o che altro; in ogni caso andrà poi a vincere.
  • Francesco Sarcina, quello delle vibrazioni: voto 8- ; bella canzone e bella voce, meritava di andare a giocarsi la finale.
  • Maurizio Crozza: s.v. non l’ho sentito.
  • I Perturbazione: voto 6 e mezzo, niente da dire.
  • Giusy Ferreri : voto 6+ sarà, ma a me le sue canzoni sembrano tutte precise.
  • Francesco Renga: voto 7 e mezzo, il tamarrazzo della provincia era partito forte, forse troppo, peccato.
  • Luciano Ligabue: s.v. a me non piace e fa girare sempre le stesse 2 cose; se questo è il vero rock italiano allora i Pooh che cosa sono? Black Metal norvegese?
  • Renzo Rubino: voto 7 e mezzo, troppo intellettuale come testo per un San Remo.
  • Antonella Ruggero: voto 6+ la voce c’è, le idee per una bella canzone no.
  • Raphael Gualazzi e The Bloody Beetroots: voto 8 provano a portare novità ad un festival sempre più ostaggio del passato, con un pezzo un po’ swing, un po’ elettronico ed un po’ gospel, quasi quasi ce la facevano.
  • Cristiano de Andrè: voto 7+ , mi ricredo rispetto alla prima serata, più lo ascolto e più mi convince.
  • Claudia Cardinale: voto 7, donna bellissima resta sempre molto di classe.
  • Frankie Hi NRG: voto 6+, anche lui prova a svecchiare la manifestazione con un reggaemuffin (o come cavolo si scrive), ma non riesce al 100%.
  • Stromae: s.v. ero in pausa toilette.
  • Riccardo Sinigallia, senza i Tiromancino: voto 2, soprattutto perché nonostante abbia fatto il furbetto si è comunque esibito nella serata finale.
  • Fabio Fazio: voto 7, tiene in pugno la manifestazione anche se fa finta di no.
  • Luciana Littizzetto voto 8-, alle volte stanca ma ci vuole una controparte violenta al timido Fazio, da notare che ha proprio un bel sedere ed un buon paio di tette, anche se cerca di nascondersi e mortificarsi, proprio lei che parla di bellezza nella diversità.
  • Regia audio: voto 6, per dire, si sentiva meglio lo streaming web che non la trasmissione stereo, da migliorare.
  • Festival nel suo insieme 6 e mezzo; tutti a spalarci merda sopra, ma alla fine è lavoro di professionisti che da questa manifestazione, dallo scrivere musica e parole ci ricavano da vivere; certo è che finché si porta sul palco come miti sempre i soliti 10 nomi, le critiche pioveranno come grandine.

san remo 2014 seconda serata – le pagelle

Siccome che anche oggi avevo tempo libero, stavolta dopo della cena ma prima della serata ecco le pagelle per la serata di ieri:

  • Francesco Renga: voto 6 una canzone buona ed una meh, però passa quella meh, peccato, la tamarraggine della provincia c’era tutta.
  • Giuliano Palma, senza The Bluebeaters: voto 8, look che fa vedere le gambette secche, una canzone carina ed una buona (la sua di lui) ovviamente passa l’altra, peccato.
  • Noemi: voto 4; non solo scambia il Festival della Canzone Italiana per il Festivalbar (su le mani!) ma si presenta conciata come la peggio tora da discoteca.
  • Renzo Rubino: voto 7 per il sosia di Bossari, passa la canzone carina, poi lui sa suonare bene, ma sbaglio o erano dei fischi sull’altra?
  • Ron: voto 6 ma solo per la canzone country che da delle novità.
  • Riccardo Sinigallia, senza i Tiromancino: voto 5, due canzoni stinfie, ma almeno sul palco si muove.
  • Francesco Sarcina, senza Le Vibrazioni: voto 8+ probabilmente la canzone migliore della serata, quella che passa, l’altra carina ma niente di che.
  • Armin Zoeggler: voto 7 proprio perché zi prezenta kon la tuta, ja?
  • Franca Valeri voto 8: per il personaggio, capisco la fama, la grandezza e tutto, ma non si poteva tutelare maggiormente la sua fragilità di donna ormai piuttosto anziana?
  • Veronica Angeloni voto 9; dopo le nuotatrici altra bellezza sportiva fuori canone (altissima, possente, fianconi, culone durissimo e gambone), modello positivo soprattutto per la goffaggine.
  • Le Kessler S.V. : storiche e sempre uguali.
  • Bianca,: voto 7 e mezzo; tutto ok, ma niente che faccia gridare al miracolo.
  • Diodato: voto 5; canzone lagnosa ma per lo meno se la suona.
  • Filippo Graziani: voto 6 e mezzo vedi sopra, nessun miracolo.
  • Zibba: voto 6 e mezzo idem, solo che è un pelo più bravo.
  • Baglioni: voto 7 alla lunga stanca, però è molto , molto bravo.

E siccome stassera non fanno Don Matteo, mi tocca pure la terza serata del festival.

san remo 2014 prima serata – le pagelle

Ecco i miei 2 cents sulla serata inaugurale del festival di San Remo 2014, ho voluto mettere giù le mie pagelle solo perché non avevo altro da fare prima di cena.

  • I due poveri che si sono arrampicati: 5- se sei povero come fai a procurarti di arrivare dalla Campania a San Remo?
  • Fabio Fazio: 7 fa il finto timido ma in realtà tiene in pugno la situazione, con i due poveri avrei mandato la reclamé e buonanotte.
  • Luciana Littizzetto: tratta malissimo chiunque soprattutto Fazio ma lo fa perché si conoscono bene, voto 8; se è arrapata la metà di quello che dice, a letto ti leva la pelle.
  • Arisa: w le tette!! voto 9 fa vedere la mercanzia senza risultare volgare, il voto diventa 6 quando si toglie le scarpe, magari le puzzavano i piedi.
  • Frankie Hi NRG: ma che ci fai qui? voto: 6 ma perché la canzone reggae era bella, il resto non c’entra niente.
  • Antonella Ruggero: voto 6 la voce c’è le idee per delle canzoni no, avanti il prossimo.
  • Gualazzi & il Musicista Mascherato: voto 7 per lo meno qualcosa di nuovo si vede, poi sono pure bravi a suonare.
  • Cristiano de André: 6, non è bello vivere di rendita, telefona a Paolo Iannacci e fatti spiegare come si fa ad avere un percorso artistico autonomo, la canzone che passa comunque passa.
  • I Perturbazione: 7+ finalmente qualcosa di nuovo.
  • Giusy Ferreri: 6+ scarpe da cubista e la solita musica, per lo meno non ha stancato.
  • Cagnotto/Dallapé: voto 11 sono estremamente a disagio, meno male, sono stragnocche, meno male; l’importante è che non si abituino e continuino a vincere vero Pellegrini?
  • Raffaella Carrà: S.V. straripante, annienta chiunque sia sul palco con lei.
  • Amaurys Perez: 8 simpatico, elegante, fisicatissimo e molto in imbarazzo per la cinquantenne arrapata come un tonno che lo presentava.
  • Cat Stevens: voto 4 la roba bella l’ha fatta 40 anni fa, ed ora?
  • Ligabue che canta De André; S.V. lasciamo perdere che è meglio.