Archivio mensile:giugno 2014

Heavy Metal e Storia – Prima puntata

Pur senza avere velleità di giornalismo o educazione, proviamo qui nel nostro piccolo a vedere come si possa unire l’utile al dilettevole, ossia ascoltando musica “dura” ; imparare qualcosa.

O meglio, proviamo a sfruttare il gancio datoci da una canzone o da un disco, come spunto per approfondire alcuni episodi storici di una certa rilevanza.

Ecco la canzone da cui partiamo, “Blood Red” da Season in the Abyss degli Slayer. Un disco aggressivo, brutale, uno dei più riusciti del quartetto.

Oggi 5 giugno, andiamo diretti dall’altra parte del mondo, precisamente qui:

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La data è il 5 giugno 1989 e quella che può essere considera la maggiore protesta della Cina contemporanea sta terminando nella maniera peggiore. Circa 100.000 persone, per lo più giovani e studenti erano radunati nella piazza ormai da quasi venti giorni per manifestare.

” Nei giorni migliori della giovinezza dobbiamo lasciare dietro di noi tutte le cose belle e buone e Dio solo sa quanto malvolentieri e con quanta riluttanza lo facciamo. Ma il nostro paese è arrivato a un punto cruciale: il potere politico domina su tutto, i burocrati sono corrotti, molte brave persone con grandi ideali sono costrette all’esilio. È un momento di vita o di morte per la nazione. Tutti voi compatrioti, tutti voi che avete una coscienza, ascoltate le nostre grida. Questo paese è il nostro paese. Questa gente è la nostra gente. Questo governo è il nostro governo. Se non facciamo qualcosa, chi lo farà per noi?” (Estratto dalla dichiarazione degli studenti occupanti la piazza 16 maggio)

A questa richiesta di cambiamento il gruppo dirigente del Partito Comunista Cinese, rispose dapprima con la proclamazione della legge marziale; l’unica voce dissidente fu quella di Zhao Ziyang che di fronte alla piazza si espresse così:

 Studenti, siamo arrivati troppo tardi. Ci dispiace. Voi parlate di noi, ci criticate, tutto questo è necessario. La ragione per la quale sono venuto qui non è chiedervi di perdonarci. Tutto ciò che voglio dire è che voi studenti state diventando molto deboli, è il settimo giorno da quando avete iniziato lo sciopero della fame, non potete continuare così. Più il tempo andrà avanti, più vi danneggerà il corpo in modo irreparabile, potrebbe essere davvero pericoloso per la vostra vita. Adesso la cosa più importante è finire questo sciopero. Lo so, il vostro sciopero della fame mira alla speranza che il Partito e il Governo vi daranno una risposta soddisfacente. Sento che la nostra comunicazione è aperta. Alcuni dei problemi possono solo essere risolti con certe procedure.” (Estratto dalla dichiarazione del 19 maggio).

Ziyang verrà messo agli arresti di lì a pochi giorni. Non è questa la sede per analizzare le richieste dei contestatori, se esse fossero legittime o meno, basti dire che erano molto variegate e affiancavano ad una maggiore richiesta di apertura e libertà, anche molti richiami al Maoismo della prima ora.

La risposta del PCC, e di Deng Xiaoping in prima persona fu una repressione brutale e spietata. La 27esima armata, 200.000 soldati in assetto da battaglia rastrellarono sistematicamente la piazza ed i dintorni dal 3 al 5 giugno; i morti dichiarati dal governo furono 186 fra i manifestanti, le stime si spingono fino a 2500, non disponibili i dati sui militari coinvolti, tuttavia più recentemente alcune comunicazioni fra le ambasciate danno cifre decisamente minori.

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(Jeff Widener, Associated Press, 5 giugno)

Nei giorni successivi il governo Cinese, nella persona di Deng Xiaoping, attuò una vera e propria damnatio memoriae nei confronti dell’evento, accusando i manifestanti di essere controrivoluzionari e di volere rovescare la Repubblica Popolare e di avere attaccato l’esercito che a costo di sacrifici (i caduti vennero detti martiri) era riuscito a preservare lo status quo. Ancora oggi il governo Cinese non fornisce una versione ufficiale dell’accaduto e censura (e talvolta arresta) sistematicamente chiunque all’interno del paese ne parli.