Archivio mensile:dicembre 2013

Tipi da piscina – ultima parte

Il bagnino (natantibus salvantorum)
La crisi ha colpito anche questo sventurato specialista delle operazioni balneari. Dopo 30 anni di servizio presso l’Hotel Excelsior a 18 stelle dove si occupava della piscina grande come il lago di Garda ora dopo aver perso il lavoro gli tocca di riciclarsi in un buco fetido di acqua puzzolente sulla peggio riviera provinciale. Abituato a trattare con facoltosi capitani di industria, conti, senatori e farabutti di alto livello ora si ritrova a dover spostare sdraio per laide settantenni fiamminghe, inseguire odiosi bambini di Bergamo e spazzare via gli sputi dei più maleducati turisti veneti. Comprensibilmente frustrato da questo cambio di mansione cerca di prendersi le rivincite che può: sega le gambe alle sdraio, cosparge il bordo piscina di olio per motore e schizza i bagnanti con l’idropulitrice a 500 atmosfere che usa a pulire la piscina.

I piccoli rompicoglioni (iuvenes loquantor)
Si tratta della versione balneare dei ragazzini quindicenni che solitamente si incontrano sui mezzi di trasporto pubblici e che risultano invisi a molte delle persone che li incontrano, cioè tutti a parte loro medesimi. Per meglio rompere i coglioni ai bagnanti i ragazzini si presentano in piscina completamente impreparati alla balneazione essendo vestiti con scarpe da skateboard, magliette e berretti con visiera, per cui non possono nemmeno entrare in acqua per annegare e dare così sollievo agli astanti. Una volta entrati si collocano sulle sedie a sdraio, in pieno sole, ricordiamo che sono completamente vestiti, ed attaccano una conversazione che sta a metà fra una puntata di “Sex and the City” ed un pomeriggio nel Serengheti in compagnia di un gruppo di iene. Tra un “ho incontrato ‘sta maiala in discoteca” ed un “siamo andati a casa mia con mio cugino che aveva il fumo” palesemente falsi e millantati, il loro vacuo pomeriggio passa, così come agli astanti passa il sonno, l’appetito e la pazienza. Si fanno quindi strada negli astanti emozioni molto poco cristiane del tipo “ti lego i mattoni al collo e ti butto in acqua” oppure “ti faccio ingoiare l’accappatoio così taci”. Peccato che prima di poter dare corpo a questi legittimi pensieri la piscina chiuda; sarà per la prossima volta ma non è male, dopotutto la vendetta è un piatto estivo (e quindi va mangiato freddo).

Le lucertole (frittae giacentibus)
Solitamente sono una coppia o un terzetto di femmine di età indefinibile, le migliori datazioni al radiocarbonio le danno come trentenni, ma di questi tempi tra i tatuaggi, l’estetista, l’ego ed i siliconi non si può mai sapere. Queste personaggie dopo aver fatto il loro ingresso in piscina a cose di Wanda Osiris dei poveri, immantinente cercano la posizione più assolata e irraggiata del circondario per potersi dotare di un colorito socialmente accettabile (fra il bronzo Belen Rodriguez ed il mogano Carlo Conti) e predispongono la postazione in cui trascorrere il pomeriggio. Al centro: sdraio con maxi-mega salviettone attrezzata con cuscinetto salva cervicale e parasole. Alla destra: bidone di olio solare sufficiente a friggere dieci balene, spruzzino caricato ad acqua profumata per inumidirsi e dozzinale rivista di gossip.
A sinistra: bottiglia di acqua povera di sodio, snack dietetico proteico per la dieta Dukan e smartphone munito di auricolari per ascoltare la musica dei giovani e di social network per mostrare al mondo “la bella vita” in versione nazional-popolar-plebea. Preparato il loro giaciglio si cospargono di olio solare e si mettono in cottura; i passanti attratti dal profumo di fritto che sprigionano talvolta si avvicinano e tentano di aggiungere spicchi d’aglio, rametti di rosmarino e foglie di timo, altri, più affamati, provano direttamente a morderle in varie parti anatomiche morbide e sugose. Dopo un paio d’ore sotto un sole di rame che pesta martellate di fuoco esse si accorgono di essere leggerissimamente accaldate e grondanti di sudore come dei polli allo spiedo; decidono allora di rinfrescarsi. Recuperata faticosamente la posizione eretta a causa dei terrificanti cali di pressione a cui sono soggette, causa dieta e stravizi, traballano fino a bordo piscina. Una volta giunte (sempre che non ci precipitino dentro a causa dei capogiri) si pone un dilemma straziante. Raffrescarsi ed immergersi scompigliando però la messa in piega, oppure spruzzettarsi dal bordo salvando i capelli ma ottenendo scarsi risultati? Soluzione trovata: si sdraiano mollemente, con posa da diva sul bordo piscina per farsi fotografare e nel contempo prendere un po’ di fresco; purtroppo la combinazione dell’acqua sulle piastrelle con l’olio di cui sono bisunte crea una viscidissima emulsione che le fa prima precipitare di faccia sulla cordonatura di granito e poi rovinosamente sprofondare nell’acqua tra le risate dei presenti. Il bagnino, accorso flemmaticamente, provvede a raccogliere i denti e gli orecchini con scopa e paletta e le ripesca con calma usando una fiocina per tonni.

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