I mostri dell’autobus – parte quarta

Continua la rassegna delle buffe creature che si incontrano nell’ecosistema del trasporto pubblico, qui la terza parte.

The afro party team
Trattasi di un pittoresco ensemble di lavoratori extracomunitari non svizzeri, che si incontrano sull’autobus. Costoro adoperano il mezzo per recarsi dal proprio domicilio al luogo di lavoro e viceversa. Se incontrati da soli non sono solitamente interessanti, in quanto principalmente riposano, in maniera molto più composta e generalmente più educata del “pezzente addormentato”. Se incontrati a coppie solitamente intrattengono una conversazione in inglese o nella loro lingua tradizionale con toni moderati e contenuti. Il problema sorge se il loro numero supera le tre unità. Scatta allora l’afro party sull’autobus, i tre ridono, cantano e se la contano su come se fossero da soli in tutta la savana: mancano solo i bonghi e le danze rituali. Gli amici del giaguaro sono talmente contenti che non si accorgono di stare inibendo la discesa, la salita ed ogni altra attività sociale e motoria degli altri utenti dell’autobus; l’unico modo di uscirne è fare festa con loro, magari non si scende alla propria fermata, ma almeno ci si diverte.

I bambini pestiferi
Che in realtà non sono da soli. Si tratta di un terzetto composto da madre affaticata e due mocciosi di 8 e 9 anni di età, maschio e femmina. Se incontrati al mattino al pari dell’Afro team party non sono di nessun rilievo; si limitano ad occupare spazio e a produrre anidride carbonica; se incontrati la sera sono la peggio cosa che si possa avere nelle vicinanze. I bambini si odiano fra di loro come gli irlandesi con altri irlandesi, il bambino maschio è il cocco della mamma e la mamma se ne frega di tutto quello che fa. La bambina non può fare nulla che il fratello attacca a romperle le scatole, se gioca con un videogioco le schiaccia i tasti a caso, se ascolta della musica le strappa le cuffie, se legge le urla nelle orecchie e via di seguito. La bambina si lamenta con la madre che sbuffa e borbotta qualcosa al figlio il quale se ne sbatte altamente e la quale ricomincia a farsi i fatti suoi. Il tutto in un crescendo ovviamente di rumore e di offensività fino al punto di rottura in cui la bambina giustamente cerca di sfasciare le corna a suo fratello, quasi ce la fa, il marmocchio piange. All’udire ciò la madre esce dal letargo e riempie di sberle la bambina che piange pure lei. Poi si riparte da capo, a ruoli invertiti. Il popolo vorrebbe prendere a legnate il bambino, la bambina e ovviamente la madre, quando la risoluzione è quasi presa; la sventurata trascina la prole lacrimevole verso la porta e scende, sarà per la prossima volta.

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