I mostri dell’autobus – parte terza

Continua la rassegna delle buffe creature che si incontrano nell’ecosistema del trasporto pubblico, qui la seconda parte.

Il pezzente addormentato
Trattasi di un individuo corpulento che dorme. Non fa altro. Sale alla seconda o terza fermata si sposta fino al primo posto libero, ci scarica la sua enorme carcassa ed inizia a dormire. Spesso russa o si agita nel sonno. Imperturbabile da buche, controllori e bambini chiassosi, prosegue nella sua fase rem con la testa inclinata in posizioni stroncatrici di cervicale. Se per disgrazia si è seduto in un posto multiplo, da due o da quattro sedili, tende a straripare e scivolare verso i vicini che si ritrovano allietati dai conseguenti spintoni, sbuffi e grugniti che accompagnano il suo riposo. Si sveglia immancabilmente a 250 metri dalla sua fermata e, in preda al panico, travolge chiunque sulla sua strada verso la porta d’uscita.

 Le galline
Si incontrano prevalentemente il pomeriggio dei giorni prefestivi, sugli autobus diretti verso le zone commerciali delle città. Trattasi di gruppi di fanciulline di sembianza gradevole ma appunto per questo incredibilmente pericolose nonostante l’aspetto inoffensivo (un po’ come Damien, però peggio). La numerosità di questi homo-sapiens-acquistans varia proporzionalmente con l’età, secondo una relazione log-decrescente 

dove:

[n] è il numero di galline del gruppo,

[a] è l’età media del gruppo,

la sommatoria indica il capitale a disposizione per gli acquisti,

[w] il fattore di normalizzazione,

[k] è il fattore di popolarità dell’organizzatrice del pomeriggio in centro.

L’ingresso sul mezzo è solitamente preannunciato da un gaio cicaleccio in un idioma poco comprensibile in cui predominano dittonghi e iati, parrebbe in particolare mutuato dall’italiano di un bambino sdentato di tre anni. Le pulzelle dirigono esse stesse verso la parte posteriore del mezzo, si accatastano negli ultimi posti e iniziano a comunicare con l’orbe terraqueo. Estraggono i loro telefonini e iniziano a digitare sui tastini con i pollicini. Sono talmente rapide che l’orecchio umano distingue solo un ticchettio a 300 cicli per minuto, sufficienti ad inviare quattro messaggi in due minuti mentre nel frattempo continua la conversazione con le amichette. I temi principali sono due: che razza di antropoide obeso, antipatico e sfortunato sia la nuova fiamma della loro ex fiamma e quali saranno gli acquisti da effettuare per, appunto, porre una toppa alla falla nei loro cuori; generatasi a causa del lascito. Gli epiteti più comuni sulla sfasciacoppie sono; “roia”, “sfigata”, “cessa”, “lurida”; lui è semplicemente definito come “stronzo”, “bastardo”. Il mettere insieme tutti questi elementi porta ad alcune interessanti considerazioni sulla loro vita di coppia ormai felicemente conclusa, prima di tutto il nostro lui è un fesso ma non troppo; secondo la nuova fiamma evidentemente cede un po’ di più alle avances affettive e non fa solo finta, non se la tira da qui fino a san Faustino, è un po’ solare e non una musona e non passa 21/24 della sua giornata nella cura della persona; terzo il nostro eroe è in grado di correggere il tiro. Inutile precisare che al ritorno sono molto più chiacchierose che all’andata, infatti aggiungono ai propositi di acquisto anche le recensioni ed i pareri sull’acquisito avvenuto. Oltre naturalmente alle considerazioni a proposito dello scopo degli acquisti; fare colpo sul prossimo, futuro “stronzo&bastardo”.

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Un pensiero su “I mostri dell’autobus – parte terza

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