I mostri dell’autobus – parte seconda

Continua la rassegna delle buffe creature che si incontrano nell’ecosistema del trasporto pubblico, qui la prima parte.

Le Megere
Questo gruppo di donne è composto da un muliebre trio di età spaziante dai 32 ai 57 anni manifestante la tipica loquacità femminile esasperata dal consumo mattutino di caffé. Costoro si collocano abitualmente ai tre quarti dell’autobus occupando con borse e borsette un’estensione pari a quella di un cantone svizzero, esse salgono alla prima fermata e scendono due fermate prima del capolinea al solo scopo di dare più fastidio possibile. Carburate a caffeina le signore in questione si sentono in dovere di portare avanti una conversazione ad un volume udibile dal 68% della plebe utilizzante il mezzo in questione. Per ottimizzare la caffergia e rompere meglio le scatole al prossimo costoro si dividono i compiti. La minore di età parla, la mezzana fa grandi segni di diniego con la testa e la terza più anziana monosillabizza. Di cosa parla le minore (poiché è l’unica ad articolare delle sequenze coerenti contenenti almeno soggetto e verbo)? Principalmente della sua famiglia, la bambina ha fatto questo, la bambina ha fatto tanta cacca, il suo papà l’ha portata al parco, la bambina guarda i cartoni, il suo papà le vuole bene e le racconta le favole, e così via bullandosi con il resto del mondo di quanto sia soddisfatta del suo essere madre. Ignoti i motivi per cui non dica “mia figlia”, “mio marito”. La seconda non è mai d’accordo, labbro serrato, occhi obliqui e bocca all’ingiù scuote la testa tentando di esprimersi, la prima non la lascia aprire bocca. La numero tre del trio sintetizza mirabilmente il contributo delle due: “aaahhh!” ; “che tempo schifoso” ; “hai provato la tachipirina” ; “la copre bene?” ; “mangia tanta frutta?”; “non si può andare avanti così”; “è tutto più costoso” ed alte perle simili. Praticamente il Taletiano “tesi, antitesi, sintesi” in versione pianura bresciana, ipovitaminica, lobotomizzata. La loro presenza causa nei passeggeri: insonnia, irritabilità, sentimenti violenti, voglia di infilare in bocca alla mammina le mutande (lercie) della bambina e, perché no, anche quelle del marito.

Ragazzini tredici anni
Definizione mutuata dallo speaker radiofonico Paolo Noise, si presta a descrivere l’adolescente tra i 12 ed i 17 anni particolarmente odioso. Questi fastidiosi primati si presentano in gruppi di 3-9 individui di sesso misto con leggera prevalenza per gli esemplari di sesso maschile in una proporzione 65%-35%. Essi son caratterizzati da una sembianza colorata e vivace e sono in grado di produrre un’ampia gamma di suoni nei quali sono prevalenti le parole: “zio”, “vecio”, “bella”, “porco”, “culo”, “merda”, “profe”; come congiunzione utilizzano i fonemi: “ei”, “oh”, “ma”; tutti berciati e con vocale finale allungata a dismisura. Gli intercalari preferiti: “pota”, “figa”, “casso”, “putana”, ed un’accozzaglia di riferimenti a madri e sorelle dedite al meretricio ed alla sodomia. I simpatici si incontrano sul mezzo pubblico nelle ore tipiche di ingresso/uscita alle scuole medie inferiori o superiori ed il sabato nel pomeriggio. Abbordato il mezzo, scaricano le loro bisacce a terra in corrispondenza della macchinetta e li permangono per tutto il resto del tragitto impegnati nelle attività tradizionali dei primati di questa curiosa schiatta (dette anche le 4 S): spidocchiamento, sputtanamento, scassamento degli altrui maroni e svaccamento; vediamo meglio. I “ragazzini tredici anni” adottano sull’autobus una postura detta “decomposta” che permette di mantenere la spina dorsale nella posizione più orizzontale possibile. Questa collocazione obliqua-orizzontale li porta ad occupare più sedili con una sola carcassa, poggiando eventualmente i piedi puzzolenti sul sedile di fronte; tuttavia questo spreco di spazio viene parzialmente compensato dalla prima S lo spidocchiamento. È infatti di costume, per i maschi alfa e beta del gruppo, tenere una femmina sulle proprie appendici inferiori (altrimenti dette impropriamente gambe) e con la di lei presenza trastullarsi durante il viaggio, incuranti del decoro degli altri passeggeri. Sebbene in certi soggetti questo comportamento generi simpatia, in altri (97,34% del campione intervistato) da origine a sentimenti antidemocratici di odio e violenza gratuita e non necessaria, coadiuvati anche dalla colonna sonora che essi producono (specificato più avanti). I soggetti non impegnati nelle attività di cui sopra si dedicano alle due rimanenti che vengono effettuate con un volume pari a 74 dB misurati in condizioni standard. In particolare l’indirizzo dello sputtanamento sono i compagni più tristi e sfortunati che vengono bellamente sbeffeggiati, gli ammaestratori dello zoo che frequentano (altrimenti detto scuola) che si prendono i peggio insulti e il resto dell’universo. Talvolta però il resto dell’universo comprende qualche manovale di sembianze neanderthaliane che, un poco irritato, provvede a distribuire i loro pezzi in una corsia di ospedale. Lo scassamento degli altrui attributi avviene in realtà come conseguenza delle attività suddette, talvolta coadiuvato da cellulari cacofonici, lettori mp3 acufenoforici, richiami di caccia e di stagione di accoppiamenti.

Ma come fare a riconoscerli?

Innanzitutto si è parlato della numerosità del branco che solitamente non va oltre la diecina di esamplari, questo per permettere chiaramente ad uno-due leader di emergere senza troppi conflitti. L’abbigliamento maschile prevede, scendendo dall’alto verso il basso: cappellino da baseball appoggiato sulla parte posteriore del cranio, come se qualcuno gliel’avesse alzato sputandogli in faccia, sopracciglia di varia foggia, opzionali uno o più piercing. Successivamente felpa del fratello più grasso con cappuccio e piumino attillato di due taglie più piccole. Mutande a vista, spesso con scritte idiote quali: “Uomo” ; “Gucci” ; “Cavalli”; “Asini” eccetera. Jeans a vita bassa, ormai sdoganati dal tempo ma stretti da spille da balia alle caviglie come i ciclisti, sebbene l’ultima bici che hanno visto non aveva nemmeno le ruote. Chiudono il quadro scarpe da ginnastica con una colorazione uscita da un trip lisergico. I look femminile è decisamente simile salvo il berretto, l’uso di intimo di foggia molto ridotta ed una tripla dose di psicotropi nella colorazione.

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Un pensiero su “I mostri dell’autobus – parte seconda

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