I mostri dell’autobus – parte prima

Data la mia condizione di povero, (prima studente povero, poi lavoratore povero, attualmente povero-povero) sono sempre stato forzato ad utilizzare il trasporto pubblico per muovermi nella giungla metropolitana. Sono oramai oltre dieci anni che uso il mezzo “autobus” (un’antica parola etrusca che significa “luogo fetido, umido e scomodo dove si è tutti pressati e non ci si diverte”) e ho imparato alcune cose che ritengo possano essere utili ai novizi di questa forma di trasporto estremo.

Il veicolo
Indiscusso protagonista e fautore del trasporto su gomma urbano per plebei, è l’autobus, ne esistono varie categorie:

  • desueto, oramai usato solo per trasportare gli hooligan del Brescia Calcio, è caratterizzato dal motore a vapore e dal filo spinato al posto dei vetri dei finestrini;
  • vecchio, caratterizzato da un motore diesel rumorosissimo che inibisce la conversazione da metà in poi; spesso il circuito pneumatico delle porte si guasta, per cui l’autobus viaggia con le porte spalancate (a gennaio) o saldate (a giugno), obbligando i passeggeri ottuagenari ad uscire dal finestrino o a forzarle con rastrelli ed altri attrezzi;
  • quasi vecchio, propulso da una poderosa turbina a metano, che ogni tanto esplode, è il veicolo più comune della rete; possiede la terrificante caratteristica di avere le macchinette timbratrici locate in due colli di bottiglia, per cui si è costretti a storpiare gli altri passeggeri per potere timbrare il biglietto; per lo stesso motivo il transito dalla salita al centro del mezzo è particolarmente complesso in presenza dei “ragazzini tredici anni” (vedi più avanti);
  • quasi nuovo, progettato per risolvere le gabole del quasi vecchio, affronta il problema eliminando il 74% dei posti a sedere, causando valanghe di nonnine, smottamenti di bambini e frane di valigioni magrebini.

Tutti questi modelli sono stati progettati da un ingegnere meccanico in un giorno di diarrea devastante; poiché sono accomunati da diverse proprietà che tendono a scoraggiarne l’uso o quantomeno a facilitare l’eliminazione fisica dei passeggeri. Ad esempio il mezzo è completamente privo di un efficiente sistema di riscaldamento, i termoconvettori emanano aria rovente che cuoce ogni oggetto nel raggio di un metro, ma oltre questa distanza si perde completamente ogni effetto, ripiombando in un freddo siberiano. Inoltre è provvisto di un efficientissimo sistema di umidificazione, attivo solo nei giorni di pioggia, l’autobus infatti si trasforma nel delta del Mekong con acqua che gocciola dovunque e un’atmosfera paludosa nell’etere. I finestrini per qualche oscura legge cosmica sono bloccati in estate ad anche in inverno. Più precisamente bloccati chiusi in estate e bloccati aperti in inverno.

L’autobus ha due regimi di marcia: “a strappi” ed “Indianapolis”. Quando si viaggia “a strappi” l’autista utilizza solo la prima marcia ed il freno a mano. Se non hai la cervicale, ti viene; alternativamente i passeggeri sono schiacciati all’indietro frantumandosi le vertebre sugli appositi sostegni, in corrispondenza dei rettilinei; oppure vengono catapultati in avanti alle fermate sfigurandosi e sputando denti dopo l’impatto con le sovrastrutture. Molto frequenti i casi di bambini che assicurati dalle madri ai pali ed alle maniglie, passano il viaggio sventolando come la bandiera dell’Inter durante il derby. L’andatura “Indianapolis” invece è adottata principalmente dalle autiste donne nei tratti più ampi e comodi del percorso quali: Crocefissa di Rosa, San Faustino, il Prealpino, il centro storico e la Maddalena. Costoro per dimostrare di non essere meno abili dei colleghi maschi sovralimentano costantemente il motore per poter esplodere in accelerate da gran premio sorpassando biciclette, altri autobus e pedoni sfortunati. Ovviamente in curva bisogna accelerare di più per potere dimostrare l’abilità, l’effetto collaterale è che i plebei stipati nel retro del mezzo si ritrovano a birillare nelle quattro direzioni; abbarbicati ai sostegni come dei salami appesi al soffitto. Per i transitori di avvio ed arresto, vedere sopra, solo che è molto peggio.

La fermata
Se sei puntuale, l’autobus è in ritardo, se sei in anticipo è ancora più in ritardo, se sei in ritardo era puntuale. Se fa freddo, piove e magari c’è vento il bus è in anticipo di mezz’ora oppure non passa del tutto; se invece si bolle, non c’è ombra di un ombra.

Annunci

2 pensieri su “I mostri dell’autobus – parte prima

  1. Pingback: I mostri dell’autobus – parte seconda | la scala del pollaio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...