Ciccio al ristorante giapponese

L’altra sera Ciccio ha portato al sua fidanzatina al ristorante giapponese.

Dopo 16 anni che tutti i venerdì sera si sentiva domandare quando egli l’avesse portata fuori a cena, venerdì scorso si è deciso a compiere l’infausto passo. Per venire incontro alle pressanti richieste della sua compagna Ciccio ha deciso per una volta di abbandonare il suo look composto esclusivamente da magliette nere (che lo fan sembrare un filo meno ciccione) optando per una camicia.

Abbigliamento di Ciccio: sandali da turista tedesco, pantaloni al ginocchio penosamente normali, tragica camicia in finto seta sintetica comprata dai cinesi raffigurante una fenice che lotta con un serpente e giubbotto di jeans senza maniche proveniente direttamente dai peggiori anni ’80. Dopo aver parcheggiato a 19 km dal ristorante perché tutti i posteggi erano occupati dai maxi suv corazzati dei nuovi ricchi del paese, Ciccio e la sua fidanzatina si sono diretti al ristorante. La camminata ha reso il leggero languore una fame mostruosa e dopo avere schivato parcheggiatori abusivi e questuanti simpatici come una martellata su un dito; la coppia è finalmente arrivata al ristorante.

Il locale scelto per consumare l’infame cena di coppia è stato il Sushi; un viscido localaccio a due passi dal centro cittadino frequentato da una clientela parimenti untuosa e sgradevole. Non appena entrati vengono accolti dall’anguillesco proprietario che domanda loro “i signogni hagnno pregnognato?” calcando malvagiamente l’accento su ogni parola. Alla risposta negativa di Ciccio il maitre fa un gesto di disgusto con l’indice e l’anulare della manina ed indica loro uno smilzo tavolino; “si accomognino al gnavolo 21”.

Ciccio e la sua compagna si ergono quindi su due sgabelli evidentemente pensati per dei merli all’imbeccatoio e si accingono a consultare le liste. Per la verità la prima cosa che passa sotto gli occhi di Ciccio è la clamorosa “coda di balena” del perizoma di una pingue quarantenne attrespolata sullo sgabello di fronte a loro. Prontamente ci pensa una sonora sberla della sua signora, che gli sgrana metà della dentatura, per riportare la sua attenzione sul menù. Menù che ovviamente, essendo il locale un bieco tentativo di taroccamento di un sushi bar Newyorkese, è in inglese di Soho, con pagine enormi e figure minuscole; che uno non capisce più se sta ordinando un piatto di pesce oppure sta guardando una macchia di salsa wasabi.

Pur essendo divorato da una fame urlante, è sufficiente a Ciccio una rapida occhiata al menù perché essa (la fame), si dissipi quasi istantaneamente; infatti il prezzo dei cibi è inversamente proporzionale alla quantità. Due chicchi di riso che hanno guardato del tonno: 95 euro, una squama di salmone con un granello di sesamo 80 euro; bottiglia di acqua da 75 cl: 50 euro!. Tastando in tasca il portafoglio con dentro i risparmi di tutto l’anno; Ciccio e la sua signora si apprestano ad ordinare: due pezzetti di pesce, quattro chicchi di riso, un cucchiaio di brodo e l’ultimo metacarpo dell’ala di un pollo. Mentre aspettano per due ore; iniziano a rendersi conto che i suddetti sgabelli sono frutto di un attentissimo studio di ergostronzia. Sarebbe più comodo un essere seduti su un cespuglio di aghi; l’idea è che così le persone così mangiano in fretta ed in fretta si levano di torno. Intanto che disperati, attendono il cibo e si girano come trottole per chiamare un cameriere; Ciccio e la sua signora notano che nel ristorante iniziano a palesarsi alcuni personaggi decisamente ambigui.

Mentre la coppia si aspettava di incontrare giovani capitani di industria e distinte matrone a dieta; la parata che si presenta loro è più simile ad un lombrosario che delude ampiamente le aspettative, anzi di più. Citiamo a caso tre gruppi che hanno fatto il loro tronfiale ingresso.

Gruppo 1: due femmine ed un maschio; lui palesemente gaiosessuale con maglia seconda pelle a scollatura svergola, ciuffone a punta sbilenca, pantaloni alla caviglia, mocassini senza calze. Le due femmine; una fotocopia dell’altra: vestitino svolazzante, tutto frùfrù, leggins, maxiborsa a tracolla gambe ad X e ballerine per quella più stangona, e tacchi improponibili e muffin a vita bassa per quella tracagnotta.

Gruppo 2: nuovo-ricco-furbetto-farabutto e consorte. Lui con camicia bianca aperta fino a mezzo sterno; fisico da chi va in palestra per ridere, pancetta da aperitivo e pantaloni del gessato a righette rosse. Lei con abito-sacco a palloncino finto pret a porter, rughe tipo canyon per le troppe lampade, tette gonfiate di ordinanza e andatura beccheggiante che fa molto“vorrei ma non posso” fare la modella”.

Il terzo ed ultimo gruppo in ingresso è il più variopinto. Componensi di quartetto di trentenni-wannabe (cioè tutte le donne dai 18 ai 43 anni vorrebbero essere trentenni possibilmente come Nina Moric e ricorrono per questo ad artifici e makeup), truccatissime, piastratissime, taccatissime, un sacco di -issime; micro vestiti da passeggiatrice, tatuaggi di ordinanza su collo, caviglie e piede; qualche tetta rifatta, qualche naso spianato. I discorsi di levatura che girano sono suppergiù: “no cioè ma il nostro oroscopo.…” ; “cioè ma no, come solo 750 euro per una Luis” (Vuitton, ma loro sono in confidenza), “cioè no ma no, gli UGG di Jimmy Choo sono troppo un must have” (a parte che fanno schifo) “no ma cioè io credo nell’anima gemella…”.

Dopo avere atteso, inutilmente per 863 minuti il cameriere con i piatti, finalmente arriva il più infimo degli sguatteri a portare loro il cibo e contemporaneamente a sollecitarli a lasciare il ristorante. A vedersi il piatto, così sbattuto sul tavolo, a Ciccio gli prende un po’ la tristezza. Ma dopo si ricorda di quanto stia spendendo per mangiare lì in quel posto e ci da dentro di brutto, approfittando tra l’altro della distrazione della sua signora per rubarle alcuni bocconi dal piatto. Dopo aver mangiato con gusto la cena, che per dimensioni poteva tranquillamente essere contenuta tutta in un piattino da the; Ciccio e la sua signora abbandonano tristi il locale.

Conto: 654 euro , più il 18% di servizio, coperto e mancia. Ventisei mesi di sanguinose economie lasciati alla cassa e si avviano per mano verso l’auto. “Che ci importa di questo ristorante di merda, tanto ci vogliamo bene no?” tenta di sdrammatizzare Ciccio; la sua signora gli sorride serenamente. Salgono sull’auto, Ciccio avvia il motore e sereni se ne vanno; pare comunque che fino a all’arrivo a casa abbiano pianto entrambi, ma con molta dignità.

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